Case Study: il Social Learning in pratica

Non molto tempo fa ho lanciato alcune idee per un'ipotesi progettuale che cercasse di andare nella direzione di una realizzazione concreta di un progetto di Social Learning. Nello stesso post ho promesso di raccontare qualcosa circa alcuni progetti che stiamo seguendo in OpenKnowledge proprio su questi temi specifici.

Cerchiamo di capire come ci siamo mossi per realizzare un ambiente di apprendimento complesso ma al tempo stesso semplice che fosse in grado di tenere assieme le riflessioni portate avanti da ormai due anni a questa parte.

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Il contesto di riferimento
Una grande multinazionale con un'esigenza ben precisa: rivedere il proprio Learning Management System causa obsolescenza. Il progetto è nato quindi da una necessità ben specifica del cliente di effettuare un porting di tutti i dati storici e dei pacchetti SCORM/WBT formativi in modo da poter continuare a offrire i moduli formativi a tutti i propri dipendenti (parliamo di una popolazione servita superiore alle 5000 persone).

La piattaforma impiegata
La vecchia piattaforma tramite cui erano gestiti i corsi era .LRN ( http://openacs.org/projects/dotlrn/ ) un progetto ormai vecchio e non più correttamente supportato.
L'utilizzo che viene fatto di questa piattaforma è un utilizzo molto classico, basato su learning object molto precisi e molto concreti in cui la parte di e-learning viene fruita in modalità estremamente tradizionale come semplice juke-box di contenuti e repository di file.

Detto questo la nostra sfida - e il campo in cui ci siamo giocati l'idea - è stato quello di offrire al cliente non solo un mero porting di dati ma una piattaforma che integrasse i tre assett fondamentali che riteniamo indispensabili all'interno della progettazione di un ambiente di Social Learning:

  1. CMS = gestione dei contenuti e presentazione degli stessi in modalità user-friendly, graficamente accattivante e nel rispetto dei classici principi della user experience: non è un caso raro che piattaforme aziendali di gestione della formazione e dei corsi di apprendimento presentino un'interfaccia tutt'altro che in linea con queste riflessioni. Ambienti difficili da utilizzare, macchinosi e dallo scarso appeal sono - infatti e purtroppo - all'ordine del giorno
  2. LMS = un'azienda ha esigenze ben specifiche di erogare corsi per i quali è richiesto un tracciamento (pensiamo solo anche a quelli obbligatori per legge) e un motore che faccia da LMS classico deve essere presente in un ambiente di Social Learning. Lo ricordiamo ancora una volta: realizzare un rpogetto di SL non significa buttare all'aria anni di esperienze e di apprendimento sul mondo e-learning ma piuttosto valorizzare queste esperienze alla luce di un contesto che è mutato.
  3. Community = le community, l'aspetto social: la vera rivoluzione che ci ha coinvolti in questi anni. Saper valorizzare le comunità di pratica con quelle che sono le lezioni apprese dai social media risulta oggi il vero fattore differenziante per la realizzazione di un ambiente di apprendimento significativo che sia realmente in grado di generare del valore per tutto l'ecosistema aziendale.

La soluzione ipotizzata
Come ci siamo dunque mossi per rispettare i principi di quanto detto?
Prima di tutto la scelta dell'LMS. Abbiamo voluto optare per un software open, la scelta è ricaduta su Moodle, piattaforma assai nota e considerata ai massimi livelli tra gli LMS.
Per rendersene conto basta dare un'occhiata alle statistiche riportate sul sito ufficiale di Moodle: http://moodle.org/stats/

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Tuttavia i limiti dell'integrazione sociale di Moodle sono ben noti: la piattaforma non presenta molte delle funzioni che strumenti votati più al Social hanno (in questo senso basti pensare anche solo a un'interfaccia come quella di Schoology di cui ho parlato ampiamente in passato - http://www.sociallearning.it/luso-dei-social-media-nella-formazione-e-il-l ).

Come fare dunque per sopperire a questi limiti e come personalizzare in modo molto più efficace l'interfaccia di Moodle?.
L'idea in questo caso è stata quella di utilizzare una soluzione come Joomla (noto CMS leader nel settore) - http://www.joomla.org/

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A questo punto resta da definire un tema di integrazione dei due ambienti che abbiamo scoperto essere già prevista e implementabile attraverso un semplice plugin: http://www.joomdle.com/en/

Arrivati a questo punto - i più attenti se ne saranno accorti - abbiamo implementato 2 delle tre funzioni ipotizzate per un ambiente di Social Learning.
Resta scoperta la gestione degli aspetti informali che abbiamo coperto anche in questo caso con un plugin ad hoc per la creazione di community interne a Joomla: il plugin in oggetto è JomSocial - http://www.jomsocial.com/

Qui sotto potete vedere alcune schermate di concept di realizzazione dell'applicazione.

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Snodi Conclusivi
Il caso presentato vuole solo essere uno spunto per capire come sia possibile con pochi semplici strumenti realizzare un ambiente di apprendimento che sia il più ricco e stimolante possibile e che tenga conto di tutte le esigenze dei singoli attori coinvolti.
La difficoltà tecnica di realizzazione di un ambiente di questo tipo è modesta. La vera sfida oltreché nella progettazione sta nel mantenimento e nel coinvolgimento dei soggetti in apprendimento.
In ogni caso resta sempre anche valida l'idea che un progetto di Social Learning, ma come più in generale un qualunque progetto di Social Business debba essere studiato "sartorialmente" sulle basi delle specifiche esigenze: che sono differenti e specifiche per ogni situazione e caso.

Realizzare il Social Learning: un'ipotesi progettuale

Questo blog ha compiuto di recente un anno di vita e mi ha accompagnato nell'ultimo periodo in riflessioni e nella raccolta di spunti che hanno riguardato principalmente il tema del Social Learning e dell'evoluzione degli scenari formativi e di apprendimento all'interno delle organizzazioni più o meno complesse. 

Con questo post mi piacerebbe cercare di ricollegare e tenere assieme un po' di discussioni fatte nell'ultimo periodo e di provare a declinare all'atto pratico il Social Learning cercando di fornire anche un'ipotesi progettuale e alcune linee guida per poterlo effettivamente metterlo in pratica. 

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L'idea alla base
Abbiamo visto diverse volte come il Social Learning non abbia una definizione univoca né semplice. Riprendendo le riflessioni condivise un anno fa con George Siemens possiamo dire che si tratta di un ritorno più naturale al nostro relazionarci con le informazioni e con le modalità di apprendere che oggi vengono facilitate dalle tecnologie sociali. Come il Social Media Marketing è la declinazione del Social Business a livello di customer engagemnt possiamo dire che il Social Learning sia la declinazione del Social Business a livello di pratiche HR e formative dentro l'azienda. In generale il Social Learning riguarda le modalità di apprendimento all'interno dell'azienda (e dell'azienda) che sono collocate in un ambiente più collaborativo, partecipato e emergente. In un parola in un ambiente più Social. 
Non si tratta quindi della semplice applicazione dei Social Media nel campo della formazione e della gestione della conoscenza, ma di un rivedere in modo radicale il knowledge management delle aziende.

Il contesto nel quale ci si muove
In questo caso è necessario distinguere due contesti, o meglio un contesto e un orizzonte. L'orizzonte come già citato è quello del Social Business con le tecnologie, le metodologie e gli scenari che gli sono propri. Il contesto - invece - è quello tipico organizzativo in cui le metodologie classiche dell'e-learning tradizionale vengono avvertite come obsolete e non più adatte alle risposte e alle sollecitazioni che vengono dall'esterno. 
Questo ci permette di fare alcune riflessioni sulle esigenze specifiche di formazione che un'azienda ha. Molto spesso quello che capita è lo scontrarsi con realtà che faticano a cambiare e a evolvere le loro soluzioni più per problemi legati a specifici corsi che sono erogati in modalità "tradizionale" più che per mancato interesse o cultura in questo senso.

Un classico esempio in questo senso può essere fatto prendendo in esame una tipologia di corso che viene spesso erogato in formato di pacchetto WBT: un corso su un decreto legge (es 626) i cui contenuti devono essere immagazzinati per legge e che tutti i dipendenti di una data azienda devono memorizzare in una modalità che non differisce troppo da quella dell'imparare in modo mnemonico i contenuti di un manuale cartaceo. Sempre su questo livello si innestano le tematiche legate alla reportistica che devono essere garantite per legge e che quindi si scontrano - inevitabilmente - con i meccanismi dell'informale e del non pianificato che invece maggiormente vengono messi in luce dal Social Learning.

E' possibile tenere assieme i due mondi apparentemente antitetici? Come?

Il tool e l'ambiente di apprendimento
Come sappiamo la tecnologia è un "di cui" per questo infatti credo sia opportuno più che di tecnologia parlare di "ambiente di apprendimento" in questo caso "social learning environment". Perché? Perché come abbiamo visto in post precedenti la tecnologia in grado di creare il Social Learning NON esiste. Allo stato attuale sul mercato non è presente nessuna soluzione che sia in grado di rispondere a tutte le esigenze formative che abbiamo espresso in questa sede e che sia in grado di tenere insieme la dimensione di formazione pianificata e dinamiche informali.

 

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Lo schema proposto analizza i tre differenti livelli presenti all'interno di un ambiente di Social Learning. Tre livelli che possono essere resi da tool differenti nella costruzione di un ambiente che sia il più possibile sartoriale rispetto alle esigenze della specifica azienda e organizzazione.
Va da sé che l'ambiente che si va a creare sarà integrato e gli utenti non dovranno avere la percezione di essere in ambienti differtenti ma in un unico ambiente in cui - di volta in volta - si "accendono" nuove funzioni e si attivano nuovi percorsi a seconda delle esigenze di chi deve apprendere.  

La valutazione e gli esiti
Della valutazione del Social Learning abbiamo già parlato in questa seda (qui per approfondire http://www.sociallearning.it/comprendere-realizzare-e-valutare-processi-di ). In questa occasione vorrei solo sottolineare come non basti implementare una serie di tool per dare via a quello che chiamiamo Social Learning ma sia necessaria un'attenta attività di progettazione, come abbiamo visto: ritagliata sulle esigenze di chi sta esprimendo il bisogno formativo. E' opportuno poi mettere in luce anche come entrino in gioco tutta una serie di dinamiche e di fattori che richiedono un costante mantenimento e una costante coltivazione dell'ambiente e della comunità di apprendimento che si vanno a creare. Progettare, realizzare e utilizzare un ambiente di questo tipo non equivale al semplice schiacciare un bottone e sperare che tutto vada da sé. 

Cosa ne pensate?

 

In OpenKnowledge con alcuni dei nostri clienti stiamo provando a intraprendere questa strada adottando soluzioni e tool che siano in grado di replicare un ambiente di apprendimento che vada in una direzione di quel genere. Nelle prossime settimane scriverò qualcosa a riguardo.

Social learning: come le aziende impareranno a imparare. Intervista a Stefano Besana

Ripubblico qui la mia intervista fatta per Nova 100 del Sole 24 Ore. 
Ringrazio ancora moltissimo Diomira per l'occasione. Qui trovate la versione originale: http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2012/02/social-learning-come-az...

Stefano Besana, giovane ricercatore e consulente aziendale, è stato il primo in Italia a parlare di Social Learning e ad aprire un blog specializzato sull'argomento.

Se l'utilizzo dei social media nella comunicazione esterna delle aziende si può ormai definire una moda consolidata (soprattutto per le grandi realtà), occorre iniziare a riconoscere che la vera azienda 2.0 è quella che utilizza anche al proprio interno strumenti di collaborazione come espressione di una cultura aziendale aperta al dialogo con dipendenti e portatori di interesse, allo scopo di diventare più sostenibile e, nei casi migliori, anche più produttiva. Per questo occorre uno Humanistic Management 2.0 che favorisca un contesto organizzativo in cui l'apprendimento di tutti gli attori in gioco sia ritenuto fondamentale per la crescita. Ovvero una Formazione 2.0 in grado di interagire con i nuovi strumenti e le nuove logiche del social networking.

La tematica è relativamente nuova per l'Italia e ne parliamo oggi con Stefano Besana, il giovane esperto e ricercatore che l'ha introdotta nel nostro paese. Sociallearning.it, blog da lui fondato, è il primo in Italia specializzato in questo ambito.

Quando è partita la tua ricerca nel settore e a quali cambiamenti hai assistito, in generale e in particolare in Italia, da allora?

Quando ho iniziato a occuparmi di questi temi (con la mia tesi triennale nel 2008 che poi mi ha portato a vincere Working Capital nel 2010) i social network in Italia si stavano cominciando ad affermare ed erano una realtà non ancora diffusa massivamente come oggi. Facebook ha - di recente - oltrepassato gli 850 milioni di utenti e, da allora, di 'bit' sotto i ponti ne sono passati parecchi!
A livello italiano ci troviamo comunque molto spesso a dover rincorrere i trend e gli esempi che arrivano da oltreoceano. Per quanto riguarda il Social Learning, non solo in Italia ma a livello globale, l'argomento è ancora molto nuovo e sono parecchie le sperimentazioni e le piattaforme che stanno nascendo e che sono nate nell'ultimo anno. Di sicuro si tratta di uno scenario molto interessante e affascinante che è in forte crescita e che le organizzazioni dovrebbero cominciare a monitorare seriamente, anche per migliorare la propria resilienza e la capacità di rispondere meglio alle sfide proposte dall'economia e dalla società.

Che cosa si intende in particolare per social business e come ne vedi l'evoluzione?

Riprendo la definizione del mio amico e collega Emanuele Quintarelli: un social business è “un’organizzazione che ha messo in campo le strategie, le tecnologie ed i processi atti a coinvolgere sistematicamente tutti gli individui che compongono il proprio ecosistema (dipendenti, clienti, partner, fornitori) nella massimizzazione del valore scambiato”. In fondo, un social business non è altro che un'azienda centrata sulle persone, capace di evolvere in modo dinamico, di rispondere in modo attivo alle sfide proposte dal mercato, di innovare in modo partecipato e in cui le classiche distinzioni tra interno ed esterno dell'organizzazione cessano di avere importanza in favore di un continuum di esperienza che riguarda processi che coinvolgono sia i consumatori finali sia i dipendenti.
Prima di parlare della sua evoluzione, però, al social business sarebbe importante arrivarci. Mentre molte delle strategie messe in atto dalle aziende oggi - anche quelle maggiormente 'social' - si rivolgono solo verso uno dei molteplici aspetti del social business.
La sfida del social business sta proprio nell'utilizzare le dinamiche e i paradigmi propri del mondo social in chiave strategica ai fini di migliorare efficienza ed efficacia organizzativa. Il cammino è lungo, ma la strada è ben tracciata. Per approfondire questi temi consiglio sempre di seguire il Social Business Forum, l'annuale conferenza che organizziamo in OpenKnowledge, giunta quest'anno alla quarta edizione, e che raccoglie ogni anno oltre 50 keynote speaker e oltre 1200 delegati da tutto il mondo: proprio in questi giorni stiamo lavorando alla prossima edizione dell'evento.

Cosa rappresenta il social learning all'interno di un'azienda? Qual è il valore che apporta al contesto aziendale?

Il social learning rappresenta la declinazione dei principi del social business a livello di politiche HR e processi di apprendimento. In questo senso si pone come una evoluzione del tradizionale e-learning e delle modalità di apprendimento blended che vengono incorporate in un'ottica maggiormente condivisa, collaborativa e sociale, ricalcando le logiche proprie delle community. In questo senso ho avuto modo, qualche mese fa, di discutere con George Siemens (massimo esperto mondiale del settore) delle sinergie tra social learning e connettivismo, discussione in cui sono emerse riflessioni interessanti su come questi due modelli rappresentino, in realtà, nient'altro che un ritorno più naturale al nostro modo di pensare e di comportarci nella vita di tutti i giorni.
La lezione che arriva alle aziende è quella di fare tesoro di questi nuovi insegnamenti ed evolvere verso modelli maggiormente reattivi e partecipativi proprio per facilitare processi che altrimenti non troverebbero reale sviluppo. Per spiegarlo meglio cito proprio Siemens che sottolinea l'importanza della connessione più che di ogni altro fenomeno nel processo di costruzione della conoscenza: "Conoscere oggi significa essere connessi. La conoscenza si muove troppo velocemente perché l'apprendimento possa essere solo un prodotto. Eravamo abituati ad acquisire conoscenza avvicinandola a noi stessi. Ci veniva detto di 'possederla', di farla esistere nelle nostre teste. Ma non possiamo più cercare di possedere tutta la conoscenza necessaria personalmente. Dobbiamo custodirla nei nostri amici o all'interno della tecnologia”.

Da osservatore, quali saranno, secondo te, le principali tendenze nell'adozione degli strumenti social da parte delle aziende nel 2012?

Credo che sia il social learning sia il social business sia la gamification saranno trend interessanti per le aziende del 2012, in Italia e all'estero. Si tratta di tre scenari che stanno crescendo in fretta e sono profondamente collegati tra loro.
Le aziende e i consulenti di oggi e domani credo debbano guardarli con rinnovato interesse. Altri temi importanti penso sia la gestione dei dati, dei flussi informativi che oggi con metodologie come la Organisational Network Analysis è più facile comprendere e mappare. L'innovazione partecipata penso poi possa essere una leva strategica davvero interessante per aiutare il nostro paese ad uscire dalla crisi e dall'impasse in cui si trova.

Hai accennato alla Gamification. Ci spieghi, in sintesi, di cosa si tratta?

La Gamification - per citare il report di Bunchball da cui il termine ha tratto origine – consiste nell'applicazione e nell'integrazione delle dinamiche e delle meccaniche ludiche all'interno di un sito o di una community al fine di aumentare partecipazione e coinvolgimento degli utenti. In realtà - come ho più volte sottolineato nel mio blog e in alcune presentazioni che ho fatto negli ultimi mesi - il fenomeno è un po' più complesso.
È bene non considerare la Gamification come l'ultimo trend passeggero ma come una vera e propria industria che muove miliardi di dollari e che ci riguarda da molto vicino.
A livello di apprendimento la storia ci insegna che il gioco è sempre stato una delle modalità maggiormente esplorate e riconosciute e l'applicazione dei serious game ai contesti formativi vanta una storia consolidata. Con la Gamification (sarebbe meglio dire il Gameful Design, come vogliono i puristi) si tenta di evolvere il tutto verso modalità maggiormente partecipative e 'ingaggianti' per gli utenti.
Sono parecchi gli esempi di casi di successo e di ottime realizzazioni che hanno portato risultati significativi. Tanto per citare qualche esempio interessante:

  • Nitro + Jive che hanno integrato in una intranet 2.0 una serie di missioni in cui gli utenti vengono premiati con punti e badge finalizzati ad aumentare la competizione;

  • Gifgaff spread/recruiting: un meccanismo che incentiva i dipendenti a ricercare nuovi clienti e a promuovere l'azienda. I migliori sono premiati con denaro reale e punti virtuali
  • Plantville di Siemens, che mira a formare la prossima generazione di Plant Manager

O ancora: 

  • MyStarbucksIdea che valorizza la collaborazione e la partecipazione di tutti (dipendenti e consumatori) all'innovazione e alla generazione di idee, le migliori vengono adottate dal brand e realizzate.

E in Italia?

Abbiamo il caso della Fiat, che ha avviato in Brasile un progetto di co-design con lo scopo di raccogliere idee e feedback da utenti di tutto il mondo per la realizzazione dell’automobile del futuro. La compagnia di Torino ha già realizzato un primo prototipo basato proprio sulle idee più votate e selezionate. In generale, comunque, sono convinto che le cose più interessanti in questo ambito nel nostro paese le vedremo nei prossimi mesi. 

 

Social Learning: esempi, casi concreti e qualche riflessione sul fenomeno

E' ormai quasi un anno che ho aperto questo spazio e che mi dedico alla riflessione sui temi del Social Learning e della sua concreta efficacia. 
Una delle cose che mi capita maggiormente è però quella di scontrarmi con una discrepanza tra teoria e prassi, tra idee innovative e concetti assolutamente affascinanti e casi concreti che spesso mancano o che si perdono tra sperimentazioni che non riescono a tradurre nel concreto quello che vorrebbero realmente ottenere. 

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Jane Hart - che si occupa, come me, di ricercare questo fenomeno da qualche anno - ha recentemente scritto un post interessante (http://c4lpt.co.uk/social-learning-handbook/social-learning-examples-in-the-workplace/)
Cerchiamo di analizzare alcuni dei casi studio (i più interessanti) e delle storie di successo che sono presentate nel post.

IBM e il Social Learning Tecnologico 
http://clomedia.com/articles/view/4304
IBM è da sempre uno dei player fondamentali nello sviluppo di tecnologie per la collaborazione e per portare il "Social" all'interno delle aziende. La soluzione Lotus Connections, estremamente complessa e articolata prevede anche differenti funzioni per la gestione dell'apprendimento e per l'erogazione di formazione online.
La cosa comunque interessante che emerge dall'articolo riportato è il grosso investimento che la compagnia sta facendo in termini di revisione delle proprie strategie e dei propri assett organizzativi.
Come si legge:

[...]

Increasingly, IBM is leveraging social learning to meet this first element of learning strategy. Rather than develop centrally related content, experts throughout the company find, build, publish, share and comment on assets to enhance skills development and productivity. IBM has created tools such as online learning communities and socially generated tags on key knowledge assets to make relevant knowledge more searchable. It also has reduced search time and costs, accelerated onboarding and, recognizing that more than 40 percent of its workforce is global, enabled delivery of job-relevant information to networked mobile devices. 

[...]


B.C. Government e il valore della Intranet collaborativa
http://www.ragan.com/Main/Articles/42471.aspx
Altro articolo molto interessante che sottolinea il potere delle Intranet collaborative e come queste possono migliorare i processi organizzativi, lavorativi e gestionali a 360°. 
Le Intranet rappresentano uno dei core business di cui ci occupiamo in OpenKnowledge e non posso - in questa sede - fare a meno di riproporre lo speech - molto interessante - di una delle più grandi esperti di Intranet al mondo. 
Jane McConnell all'International Forum on Enterprise 2.0 del 2010. 

TELUS e il knowledge sharing che passa dal social
http://www.microsoft.com/casestudies/Case_Study_Detail.aspx?CaseStudyID=40000...
Altro caso interessante di una compagnia di telecomunicazioni che utilizza gli approcci e le leve gestionali del social (nello specifico utilizzando le soluzioni Microsoft) 

NASAsphere
http://socialcast.s3.amazonaws.com/corporate/downloads/NASAsphereReportPublic...
Anche la NASA si è lanciata in una sperimentazione impiegando i social all'interno della gestione della conoscenza di questo progetto pilota. Consiglio la lettura del report - estramamente approfondito e dettagliato che fornisce anche utili indicazioni di operatività che sono applicabili in altri contesti.  

Questi casi sicuramente fanno ben sperare rispetto al futuro del Social Learning, anche se sono dell'idea che i tempi non siano ancora del tutto maturi per l'affermazione completa di questo paradigma. 

Ecco le mie ragioni:

  • in primo luogo la cultura organizzativa tradizionale, purtroppo ancora molto diffusa specie nel nostro paese, già restia molto spesso, nell'applicazione del Social Business non vede di buon occhio sperimentazioni di questo tipo. 
  • La tecnologia non è ancora completamente matura per la gestione di processi di apprendimento completamente informali e basati sulle relazioni più che sui contenuti. 
  • I sistemi di valutazione del Social Learning (penso alla SNA e alla ONA di cui più volte abbiamo parlato) non sono ancora largamente diffusi e compresi come dovrebbero essere. 

Dati questi presupposti non significa comunque che il lavoro non possa continuare. Sono convinto che le cose siano cambiate molto nell'ultimo anno e la situazione - sia a livello di cambiamento culturale sia tecnologico - si sia molto evoluta. 
Sicuramente quello che è necessario fare è mantenere quell'idea e quello spirito di ricerca attiva in un tentativo sempre più insistente di conciliare quella che è la teoria con la prassi. dobbiamo cercare di sposare sempre di più le lezioni che ci arrivano dal Social Business e provare a fare le medesime riflessioni in ambito di apprendimento.

Credo che si possa considerare un buon proposito per il 2012. 

Social (network) Learning: i risultati della ricerca

Post pubblicato originariamente sul blog di Working Capital (Telecom Italia). http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2011/12/social-network-learning-i-...
 

Working Capital 2010: un’altra storia di successo, la storia di ricerca di Stefano Besana, esperto di “Social Learning” e protagonista della passata edizione del nostro progetto. Oggi Stefano, in questo post, ci racconta come è andata la sua ricerca, quali passi avanti ha fatto nell’ultimo anno e quali sono le prospettive per il futuro.

Chi segue il mio blog e chi mi ha seguito negli ultimi due anni in rete sa che il mio interesse principale di ricerca è stato focalizzato sui Social Network e su come questi potessero essere utilizzati all’interno dei processi di apprendimento.

Ho iniziato a interessarmene alla fine del 2008 nel mio percorso di tesi triennale e ho proseguito fino al 2010 – iniziando la mia collaborazione con OpenKnowledge e vincendo l’edizione bolognese del Working Capital di Telecom Italia.

Da fenomeno praticamente sconosciuto in Italia i SNS sono divenuti una realtà pervasiva – e forse invasiva – nelle nostre vite: gli studi di settore si sono moltiplicati, come anche le ricerche e i contributi di letteratura nel campo.
L’apprendimento – il cosiddetto Social Learning – è comunque un trend emergente che non ha ancora assunto la portata riflessiva che meriterebbe.

Nell’ultimo anno ho raccolto alcune riflessioni personali e di ricerca all’interno del progetto che ho seguito per Working Capital.
La mia ricerca si è concentrata – forse è bene ripeterlo – sull’impiego dei Social Network Sites all’interno delle organizzazioni come strumenti di gestione della conoscenza delle organizzazioni complesse. Niente di nuovo apparentemente se non fosse che, come anticipato, le riflessioni hanno cominciato a muoversi nel 2008.

Di seguito alcune riflessioni maturate e il link all’executive summary che ho realizzato per presentare la ricerca al “mondo esterno”.

 

Il primo dato da comunicare è di che cosa si è trattato.
La ricerca ha coinvolto due studi principali in due anni differenti. Un primo studio (2009) svolto su 320 soggetti, con questi obiettivi: indagare se e in quale misura la comunità dei fruitori di SNS si auto-attribuisca delle caratteristiche specifiche, sia in ambito cognitivo che sociale;  se sia possibile identificare delle linee di tendenza nell’impiego del mezzo;  se sia verosimile – nelle rappresentazioni dei fruitori di tali mezzi – trasformare tali reti virtuali in strumenti per veicolare esperienze formative.
Un secondo studio (2010) svolto su 926 partecipanti. Con lo scopo di: (1) proseguire le analisi e gli approfondimenti rispetto ai temi indagati nella prima fase (Studio 2009) allargando il campione con soggetti maggiormente legati al mondo business. (2) Indagare se – e in che modo – le intranet aziendali potessero essere riconfigurate in ottica collaborativa come ambienti adatti per la collaborazione, la gestione dei processi informali e – più o meno direttamente – i processi di apprendimento (formali e non formali). (3) Ottenere dagli utilizzatori dei SNS indicazioni circa il possibile impiego di piattaforme sociali all’interno dei contesti di apprendimento, rilevandone (come nel caso del precedente studio) concezioni e rappresentazioni più o meno esplicite.

A partire da queste riflessioni ci si è mossi considerando alcuni assunti fondamentali della letteratura e alcuni modelli particolarmente interessanti che sottolineano l’importanza di allargare il proprio framework di riferimento.
Da questi modelli la ricerca è poi proseguita comprendendo quali fossero le logiche alla base del Social Business in primis e – secondariamente – ispirandosi ai principi del Connettivismo enucleati da George Siemens.

Le slide successive dell’executive summary mostrano alcuni dei risultati e delle scoperte effettuate durante la ricerca condotta che evidenziano l’importanza di una riflessione culturale ancor prima che tecnologica e come sia fondamentale considerare prima di tutto la dimensione sociale e di adattamento ai nuovi comportamenti.

In chiusura della ricerca si è provato anche a definire un modello di valutazione del social learning e della conoscenza condivisa che partisse da un’analisi di rete e dagli indicatori propri della Social Network Analysis. Attraverso lo sviluppo e l’ampliamento di un modello classico di valutazione dell’apprendimento si è provato a trovare alcuni punti di riferimento per misurare il ritorno di efficacia ed efficienza di sperimentazioni in questa direzione.

Sviluppi futuri?

Non resta che cominciare a sperimentare seriamente questi principi all’interno di organizzazioni che abbiano compreso l’importanza dei social media al loro interno (e non solo all’esterno dell’azienda) e che valorizzino sempre di più gli approcci partecipativi, informali, collaborativi che hanno fatto il successo di sistemi dinamici ed evoluti, in grado di generare vero valore per l’intero ecosistema aziendale.